“Nicolae Ceausescu LAST SPEECH (english subtitles) 1/2”

Nicolae Ceausescu, a socialist, nationalist leader who was overthrown by the (((globalist usurers))) because of his role:

Nicolae Ceauşescu (Romanian pronunciation: [nikoˈla.e tʃa.uˈʃesku]; 26 January 1918 25 December 1989) was a Romanian politician who was the Secretary General of the Romanian Communist Party from 1965 to 1989, President of the Council of State from 1967, and President of Romania from 1974 to 1989. His rule was marked in the first decade by an open policy towards Western Europe and the United States, which deviated from that of the other Warsaw Pact states during the Cold War. He continued a trend first established by his predecessor, Gheorghe Gheorghiu-Dej, who had tactfully coaxed the Soviet Union into withdrawing troops from Romania in 1958. Ceauşescu’s second decade was characterized by an increasingly erratic personality cult, nationalism and a deterioration in foreign relations with the Western powers as well as the Soviet Union. Ceauşescu’s government was overthrown in a December 1989 military coup, and he and his wife were executed following a televised two-hour session by a kangaroo court.

Contro la Spagna “anti fascista” e reazionaria di Franco

In Spagna abbiamo aiutato il “porco” sbagliato: Francisco Franco».

Con questa autocritica il Fuhrer non espresse solo il suo disprezza verso un miserabile che era andato al potere grazie all’apporto italo tedesco e poi, nel momento della lotta epocale e mortale, del sangue contro l’oro, si era tirato indietro, ma pronunciò anche tutta una serie di sacrosante considerazioni:

«Quello di Franco è un regime per il quale io ho ora, se possibile, meno simpatia che mai, un regime di profittatori capitalisti, fantocci della cricca clericale! Non perdonerò mai a Franco di non aver riconciliato gli spagnoli una volta terminata la guerra civile, di aver dato l’ostracismo ai Falangisti, a cui la Spagna deve riconoscenza anche per l’aiuto da noi dato, e di aver trattato come banditi gli ex-avversari i quali erano ben lungi dall’essere tutti Rossi. Porre la metà di un Paese fuorilegge mentre una minoranza di saccheggiatori si arricchisce con la benedizione del clero, a spese degli altri, non è affatto una soluzione.

Io sono certissimo che ben pochi dei cosiddetti Rossi, in Spagna, erano davvero comunisti. Fummo gravemente tratti in inganno, poiché se io ‘avessi saputo qual era la vera situazione, non avrei mai consentito ai nostri aerei di bombardare e distruggere una popolazione affamata, reinsediando al contempo il clero spagnolo in tutti i suoi orribili privilegi. un regime per il quale io ho ora, se possibile, meno simpatia che mai, un regime di profittatori capitalisti, fantocci della cricca clericale! ».

Purtroppo la partecipazione dell’Italia Fascista alla guerra civile spagnola, dalla parte di Franco, fu un tragico scherzo del destino, o meglio delle necessità geopolitiche, degli schieramenti internazionali che verso la fine degli anni trenta obbligavano a certe posizioni.

Gli interessi dello Stato, della Nazione, quelli per i quali i romani dicevano: «il bene supremo è la salvezza della patria», non sempre si accordano con gli ideali, con il desiderio di molti fascisti, soprattutto quelli cosiddetti di “sinistra” che sperarono fino all’all’ultimo che ci saremmo schierati con la Repubblica.

Il nostro intervento in Spagna avvenne per ragioni geopolitiche, sfruttate poi anche propagandisticamente nell’ottica, mal ripagata, della difesa della cristianità (Concordato), ma questa era propaganda. Ma ci furono anche forti opposizioni specialmente dai reduci del dannunzianesimo fiumano ed anche qualche fascista che andò e combatterono per la Repubblica.

Scrive Francesco Lamendola:

Quando i fascisti di sinistra sognavano di fare la guerra di Spagna contro Franco”, (http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=38846):

«La loro illusione durò sino alla guerra di Spagna, quando invano sperarono che il fascismo intervenisse contro Franco, a fianco dei repubblicani. Delusi, alcuni di loro (Vittorini, Bilenchi, Pratolini) si avvicinarono fra il 1939 e il 1940 al partito comunista clandestino, e parteciparono poi alla Resistenza. In un primo tempo, però, fra il 1936 e il 1939, i fascisti di sinistra, sconfitti e amareggiati, ripiegarono sulla letteratura, avvicinandosi ai “letterati-letterati”. La rivista che dette voce a tale confluenza fu la fiorentina “Campo di Marte”, diretta nel 1938-39 da Vasco Pratolini e Alfonso Gatto. Qui si incontrarono ermetici e populisti, unificati dalla tensione verso un’essenza universale dell’Uomo che solo l‘arte sarebbe in grado di cogliere. Valore assoluto dell’arte e credo umanitario potevano così saldarsi. Berto Ricci, da giovane, aveva simpatizzato per l’anarchia, prima di aderire con convinzione al fascismo: non quello dei gerarchi, ma quello dei lavoratori; nulla di straordinario in ciò: era stato lo stesso percorso di uomini come il filosofo Giovanni Papini, come il pittore Lorenzo Viani o come lo scrittore Marcello Gallian; ed era stato, non si deve dimenticarlo, un percorso abbastanza simile a quello dello stesso Mussolini. Non si vuol dire, con ciò, che la maggior pare degli anarchici sia confluita nel fascismo; ma che non si trattò di casi isolati e scandalosi. Anche il sindacalista Cianetti era uno che deprecava come le esigenze della politica estera avessero reso necessario un intervento italiano a sostegno della Spagna clericale e conservatrice di Francisco Franco, invece che al fianco del governo repubblicano; ma il cuore dei fascisti di sinistra aveva continuato a battere per la causa repubblicana, non per quella franchista».

Ma gli interessi geopolitici presero i sopravvento e così finimmo per combattere a favore di Franco. Mussolini, sotto banco, aveva avuto il consenso inglese, e sperava di erigersi a pilastro antisovietico nel continente, conferendo cos’ alla nazione un ruolo di media potenza. I tedeschi invece sfruttarono il diversivo spagnolo, come avevano sfruttato quello Ethiopico (appoggiavano l’Italia, ma la contempo fornivano armi al Negus, e non per commercio, ma per far perdurare la guerra in Abissinia), per perseguire le loro rivendicazioni e al contempo sperimentare armi ed aerei.

Ci guadagnò quel farabutto di Franco.

Comunque sia il franchismo non è neppure lontanamente paragonabile al fascismo, neppure con quello pur conservatore del ventennio, con buona pace di avvoltoi missisti, che belavano verso il Caudillo e ne raccattavano qualche spicciolo.

Del resto il neofascismo in genere, che nulla ha a che fare con il fascismo e tanto meno con il fascismo repubblicano e socialista, è sempre stato dalla parte della conservazione, della reazione, dei regimi fantoccio messi in piedi per servire gli interessi statunitensi. Così erano state le simpatie e le assimilazioni con i Colonnelli greci e con Pinochet, le tante amicizie che esponenti missisti vantavo con quella ributtante figura di Fulgenzio Batista, il ladrone che sconfitto da Castro e Guevara fuggi all’estero portandosi dietro le casse dello Stato.

Anche nel dopoguerra la politica di destra di Franco, il suo regime conservatore non era neppure lontanamente paragonabile a quello del ventennio, dove Mussolini, pur governando in regime sostanzialmente conservatore, trovò il modo di varare immense riforme sociali e grandi opere a vantaggio del popolo.

Ma fu la Repubblica Sociale Italiana, lo spartiacque epocale del fascismo, laddove, nulla del passato si rinnegava, ma si andava oltre e il fascismo trovava la sua espressione ideologica nella Repubblica e nel Socialismo.

Fu così che nel dopoguerra i conti si fecero con tutti, con le componenti reazionarie filo monarchiche e filo liberali che avevano gironzolato nel fascismo ed anche con la Spagna di Franco. Questa infatti finì oltretutto per fare da ruota di scorta per l’Alleanza Atlantica, proponendosi subito, dopo l’uscita di De Gaulle dal comando integrato Nato, come rincalzo, a conferma della natura filo Occidentale e servile di tutti i regimi di destra. Regimi di destra, militari, dittatoriali, come quelli dei Colonnelli greci e di Pinochet, che gli americani hanno utilizzato come servi per risolvere momenti di difficoltà strategica, ma poi hanno sempre buttato a mare, perché per le strategie mondialiste sono molto più confacenti i regimi progressisti e democratici, che questi fantocci.

http://fncrsi.altervista.org/Contro_la_Spagna_di_Franco.htm

Hitler et les Juifs – Ep. 2: Un compagnon d’Hitler, l’antijuif Julius Streicher – Blogue Sans Concession

Afin de présenter l’antijudaïsme comme irrationnel et devant mener au meurtre de masse, les historiens invoquent généralement un vieux compagnon de lutte d’Hitler, Julius Streicher, et son brûlot antijuif Der Stürmer. Un Streicher qui, en 1935, lançait:

https://blogue-sc.com/2018/12/hitler-et-les-juifs-ep-2-un-compagnon-dhitler-lantijuif-julius-streicher